“Addio a Lanfranco Colombo”

L’intervista che segue è stata realizzata nel Maggio 2003  in esclusiva  per il settimanale “Il Domani” a casa di Lanfranco in un clima di straordinaria amicizia e complicità. Come non dimenticare il the del quale lui era esperto conoscitore, o le medicine che ingoiava a manciate e quella fotografia famosa che sbucava da sotto il divano…. un incontro davvero indimenticabile.

“LA GALLERIA IL DIAFRAMMA A TRENTASEI ANNI DI DISTANZA”

a  cura di Alberto Moioli

L’incontro con Lanfranco Colombo nasce con lo scopo preciso di voler intervistare il fondatore della storica Galleria Il Diaframma di Milano, che ha rappresentato in moltissime occasioni il trampolino di lancio di moltissimi  attuali “mostri sacri della fotografia”.

L’incontro è travolgente e Lanfranco mi accoglie nella sua casa  posta nel cuore di Milano dove si respira ancora un’atmosfera magica come di un luogo dove è passata la storia dell’arte italiana. Infatti, intervistare Lanfranco è parimenti difficile ed appassionante. Ogni sua risposta è sapientemente ed inarrestabilmente arricchita di collegamenti, riferimenti, aneddoti e quant’altro mi induca a non perdere mai il filo del discorso e non allentare l’attenzione ad ogni parola detta per non perdere nessun dettaglio. La passione che anima i suoi pensieri ed i suoi racconti è spinta da un amore spassionato per la vita in ogni suo dettaglio. Dalle donne, all’arte, alla fotografia, al teatro, al fumetto, allo sport , alla politica fino alle macchine.  Lanfranco vive ogni sua passione dando sempre il massimo, offrendo il proprio gran cuore spesso rimettendoci di tasca sua.

Lanfranco,  La Galleria Il Diaframma, tua creazione, come nasce e si sviluppa l’idea iniziale che ti porterà a creare un luogo d’incontro unico nel mondo dell’arte

202951604-260fe9bc-878b-49c4-8192-a256d5c98f28L’idea della Galleria nasce  a Porquerolles in Francia,  ed è da considerare la prima galleria al mondo dedicata unicamente alla fotografia.

Per ragioni di lavoro andavo spesso in Francia, lavoravo nel campo dell’acciaio con mio padre, ed un giorno accompagnato da Luigi Crocenzi, che arrivava da Fermo, siamo andati al seminario del gruppo “Gens d’images” di cui lui faceva parte, e durante l’incontro ogni persona aveva a disposizione 10 minuti per parlare ed esprimere la propria opinione sulla fotografia, portando ognuno la propria esperienza. Ad un certo momento l’allora sconosciuto Henri Cartier Bresson parlò prima di me affermando “Se io trovo un uomo intelligente che possa finalmente fare una  galleria privata dedicata alla fotografia gli sarò grato per tutta la vita in quanto noi fotografi ora dobbiamo andare a pietire dai galleristi per poter fare una mostra” perché le Gallerie  d’Arte di allora, non tante per la verità, erano di proprietà quasi unicamente degli ebrei sia in America ma anche in Francia, e richiedevano cifre davvero esorbitanti.

Spinto da questa idea ho trovato al mio ritorno un locale molto interessante da affittare in Via Brera 10 proprio nel centro della vecchia Milano di proprietà di Pagani, che ho affittato per una ragionevole cifra finchè ho potuto e poi strada facendo per mantenere la Galleria in zona mi sono dovuto spostare al numero civico 16 spendendo però qualcosa come 93 milioni di vecchie lire all’anno che considerato il periodo di cui stiamo parlando è davvero una cifra considerevole. Fortunatamente il mio lavoro nell’acciaio mi permetteva comunque di sostenere le spese dedicate all’amore per la fotografia. I miei genitori sono poi diventati una potenza privata nel settore dell’acciaio.

Era il 1967 e la Galleria apriva la stagione con grandi mostre, affermandosi immediatamente…..

…….certo – prosegue Lanfranco come un fiume in piena, inarrestabile nel racconto e pieno di enfasi – Il fatto di essere la prima galleria dedicata unicamente alla fotografia e la posizione strategica, proprio a Brera culla della vecchia Milano,  ha fatto sì che automaticamente  il luogo divenisse il punto d’incontro di maggior rilievo del mondo artistico di quegli anni. Così capitava che se un importante fotografo doveva incontrare un editore  o un gallerista per parlare di proposte editoriali o quant’altro il punto di ritrovo diventava proprio “Il Diaframma”. Io tornavo dal lavoro e trovavo in via Brera personaggi incredibili che con il tempo sono diventati amici ed autentici mostri sacri della fotografia.

Molti devono infatti proprio alla tua galleria e al tuo “occhio lungo” il successo che ora stanno godendo come fotografi .. …..

….. direi proprio di si, se consideriamo che sono praticamente nati al Diaframma, trovando in me la persona che li faceva esporre senza chiedere alcun compenso in denaro; personaggi del calibro di Scianna, Basilico, Giacomelli Antonio Monti, Mario Cresci, Fontana e altri naturalmente.  Il modo in cui operavo era quello di alternare nomi  conosciuti come Elliott Erwitt, ai giovani emergenti che io stesso selezionavo e che poi hanno dimostrato con il tempo di essere dei grandi maestri.

Anche Henri Cartier Bresson considerando la sua affermazione di Porquerolles è poi passato da Milano grazie a te?

Si ma non in galleria, quella è stata una mostra che ho organizzato privatamente nello spazio che poi è diventato l’attuale PAC di Milano ed è stato da subito un grande successo grazie alla bravura dell’ amico  Henri che ha influenzato un po’ tutti quelli della mia generazione, un autentico ed indiscutibile maestro.

Proprio lui tempo fa ha scritto a te :” Caro Lanfranco, che grande gioia venire a sapere del coronamento dell’opera alla quale ti sei dedicato per tanti anni ; quanti di noi ti devono la loro consacrazione. Non so ancora se ho un tuo ritratto di quando ci ospitavi a casa tua e ci offrivi spaghetti al tartufo bianco. Se l’ho te lo invierò certamente.”

IMG_20150408_074019Henri è un caro amico e ricorda anche lui le serate passate proprio qui a casa mia in compagnia di mia moglie, ottima cuoca, in cui si discuteva proprio di tutto in compagnia dei maggiori rappresentanti del mondo dell’arte che dal ritrovo mondano del Bar Giamaica passava dalla Galleria e poi nella mia mansarda per assaporare la nostra cucina e terminare ad orari impensabili dopo lunghissime chiacchierate. Ricordo Luigi Ghirri, Francesco Alberoni (mio ex vicino di casa e caro amico) e poi esponenti del mondo del teatro, del cinema, dello sport ma potrei parlarti per giorni e giorni.

Lanfranco credo infatti che mettendo ordine , magari cronologico, ai tuoi racconti potresti, anzi dovresti pensare seriamente di raccogliere il tutto in un volume autobiografico, non ci hai mai pensato? Solo la storia della Galleria è immensa se pensiamo a quanti sono passati ed all’impronta che molti di loro hanno lasciato con aneddoti , idee e fatti che hanno caratterizzato la storia del mondo della fotografia di quel periodo.

Infatti è il terzo registratore che compro, e puntualmente mi dico, Lanfranco ora ti metti a raccontare proprio tutto. Ma poi il tempo manca sempre e non ho ancora iniziato purtroppo, ma lo farò, lo farò non ti preoccupare.

La storia della Galleria è vero ha una storia interessante ma dovremmo parlare autore per autore, mostra per mostra , perché ogni appuntamento ha avuto una sua importanza , un suo carico di emozioni e di esperienza legato a fatti indimenticabili che hanno caratterizzato la vita della Galleria, la creatività di molti giovani autori ora di successo e la mia vita personale, legata all’amore per la fotografia.

Diciamo pure che è interessante pensare anche al periodo storico in cui Il diaframma nasce e decolla. Siamo nel momento dei primi movimenti studenteschi che hanno caratterizzato il ’68 italiano, negli Stati Uniti muore assassinato Robert Kennedy e tutto intorno appare comunque frastornato da questi nuovi fatti. La galleria nasce nel bel mezzo di questo quadro storico davvero particolare, rappresentando nel suo ambito, quello culturale, una realtà sociale di grande impatto verso il pubblico e verso la critica.

Ma un altro fatto parallelo alla nascita permette un ulteriore balzo in avanti dell’attività della Galleria e mi riferisco all’affiancamento della direzione della rivista POPULAR PHOTOGRAPHY ITALIANA. Un ruolo, quello della rivista, che nell’ambito fotografico si è rivelato molto intrigante se pensiamo al successo ottenuto da Alfred Stiglitz  negli Stati Uniti con la Galleria 291 e la mitica Rivista CAMERA WORK.

Bè Camera Work francamente è stato qualche cosa di diverso anche perché la fotografia in America è accettata in modo differente e la galleria di Stiglitz in quel periodo per poter sopravivere ha dovuto affiancare anche mostre di pittura.

Popular Photography Italiana era una rivista molto bella, un’edizione italiana di una nota rivista internazionale permettendo così al nostro paese di venire in contatto con l’arte d’oltre confine fluidificando un lento processo, fino ad allora sconosciuto, di conoscenza della fotografia d’oltre frontiera.

In questa interessante esperienza ho avuto qualche ottima collaboratrice per tanti anni come Lucilla Clerici.

Il discorso americano è diverso per natura. Tutti i fotografi ai tempi che sfondavano andavano negli States perché li c’era la vera vivacità artistica.  Negli Stati Uniti ora c’è una rivista dai contenuti molto interessanti dal titolo CAMERA.

Considerando  il ruolo che la Galleria Il Diaframma aveva in  Europa, quali rapporti aveva proprio con gli States ?

Con la Galleria ho promosso numerosi gemellaggi con le realtà culturali fotografiche americane come quella storica con il primo museo di fotografia fondato da George Eastman , Kodak, a Roachester, ICP International Center of Photography dove tutt’ora sono l’unico italiano a far parte del comitato.

E’ appena terminata a Milano una mostra dedicata a Mulas, anche lui frequentatore ed autore in parete al Diaframma . . .

….. siì Ugo Mulas è stato un carissimo amico ed ho di lui un ricordo davvero bello. Lui è nato a Pozzolengo, Brescia,  ed ha lasciato un rilevante archivio fotografico. Pensa che la mostra che è stata presentata ora è la stessa che ho presentato al Diaframma sul suo soggiorno americano ed ebbe un discreto successo.  Era un caro amico.

Ferdinando Scianna nel libro “Obiettivo ambiguo” afferma che proprio quello americano sia stato il suo periodo migliore al contrario di quanto dicono molti critici valorizzando maggiormente gli ultimi studi, “Le verifiche” ..

Scianna ha  un suo parere, ed è comunque un magnifico fotografo, ma Ugo Mulas ha lasciato moltissimi lavori davvero interessanti e di grande valore. Ricordo che lui frequentava come frequentavo anch’io il Bar Giamaica, con la storica mamma Lina che haimè  ci ha lasciato due anni fa’.  Sai, Alberto, ai tempi quello era un luogo davvero importante, come avveniva  a Parigi, era un luogo di ritrovo di carattere culturale. Sul piano della musica c’era il Santa Tecla. Dopo la guerra c’era un fermento molto attivo. E poi tutti i fotografi si rivolgevano a me perché offrivo loro la possibilità di esporre. Pensa che non facevo pagare niente, e non solo, io gli pagavo il viaggio ed il soggiorno, per questo che è stato molto oneroso allora.

Ricordo infatti quella che è diventata l’icona di ogni volume in cui si parla della nascita della Galleria in cui Arthur Rothenstein ed Alfred Eisenstaedt  ti chiedono “ Quanto fai pagare ai fotografi che vogliono esporre?” “Niente”rispondi tu, “A quanto vendi le foto?” “Non le vendo” insisti tu, “ Ma allora perché hai aperto una galleria?”.

Ed oggi come è cambiato questo rapporto tra Gallerista e Fotografo?

Oggi questo è cambiato, completamente ribaltato, oggi se vuoi far muovere qualcuno devi offrire soldi. Nessuno si muove se non per soldi, è proprio cambiato tutto.

Hai ricevuto un’infinità di premi, di riconoscimenti per la tua dedizione al mondo della fotografia.

Ti dirò che ne ho ricevuti  moltissimi, tanto che ora non mi eccitano poi tanto ma ammetto che fanno comunque sempre molto piacere riceverli. Forse quello a cui sono più legato è il PREMIO NADAR nel ‘64 ricevuto  per il volume EX-ORIENTE con testo di Franco Fortini e tradotto in francese dalla sociologa Eveline Sullerot e il Premio Asta di Miami l’anno prima come miglio libro di viaggi con un eccezionale testo di Luigi Crocenzi.

Mi risultano anche altri importanti volumi compresa una pubblicazione con Umberto Eco …

..bravo. Quella è stata un’esperienza di cui vado orgoglioso, “Il sono cristiano”  con testo di Padre Rossi e con scelta editoriale e delle immagini curata proprio con Eco.

I tuoi prodotti editoriali sono molti anche extra fotografia quindi?

Sono stato attivo anche in politica ma ammetto ora di essere molto deluso in tal senso anche perché sono stati davvero molti i cambiamenti in questi anni. Fino a vent’anni fa la cultura era diretta, era per l’ottanta per cento di estrema sinistra e la restante parte era democristiana, altro non c’era. Pochissimi erano liberali ma poi sono spariti.  Così poi anche le case editrici erano quasi tutte schierate a sinistra …..

Del resto anche l’Italia , che è il paese più bello del mondo, sul piano dell’editoria ma ancor più della cultura fotografica  è a dir il vero molto indietro, pensa che musei della fotografia a parte quello che sta nascendo a Cinisello non ce ne sono.

C’erano delle piccole cose molto interessanti come il Museo della Montagna a Torino, poi uno a Biella fatto ancora da Quintino Sella, Vittorio Sella e dalla Banca Sella, dove oltre alle fotografie c’è  un archivio di circa 300 anni di tutti i bilanci delle case tessili della zona, il tutto in una vecchia casa di stamperia di tessuti sulla strada che scende da Oropa. Poi c’è il Gabinetto Nazionale, di cui preferisco non parlare, poi doveva nascere l’archivio di Brera, poi ricordo il progetto che doveva coinvolgere Palazzo Citterio per il quale ero stato interpellato,  insomma tante di quelle storie che se inizio a raccontarti non finisco più.

La tua attività pluriennale di attento  gallerista  e fotografo ti ha permesso di costituire uno dei più importanti archivi fotografici d’Europa che destinazione avranno nel futuro?

Io ho dato tutto il mio immenso archivio alla Regione Lombardia per arricchire il Primo Museo di Fotografia che sorgerà a Villa Ghirlanda di Cinislello Balsamo; è stato valutato qualcosa come circa 14 miliardi di vecchie lire da un ente Svizzero. E poi ci sono i libri , ben 8500  volumi di fotografia.

Volumi che sono stati dati in comodato alla Biblioteca di Via Senato di Milano per alcuni anni, ora attuale luogo culturale milanese di grande spessore.

A Milano della  mia donazione, di cui se ne occupa anche Roberta Valtorta che conosco da tanti anni,  è ora ad un punto che non so. Non ho più sentito nessuno, non una lettera, una telefonata, non so . C’è stato un solo politico che mi ha aiutato e al quale ho riconosciuto la competenza culturale, è stato Marzio Tremaglia incontrato casualmente al Museo della Permanente dove sono stato nominato Presidente di Giuria per la Regione Lombardia  per assegnare delle borse di studio per lombardi.

Io avevo fatto una donazione anche all’Accademia Carrara di Bergamo e Tremaglia ebbe la cortesia di ringraziarmi e mi propose di creare una fondazione.            .
Passarono tre mesi ed il progetto si realizzò. E’ nata così dunque la FONDAZIONE LANFRANCO COLOMBO tutt’ora attiva e che si sta’ occupando di catalogare un’altra parte del mio archivio fotografico e di volumi .

Da li è nato anche il mio rapporto con la Regione Lombardia

Molti fotografi hanno dovuto vendere il proprio archivio all’estero, anche a te ovviamente avranno fatto cospicue offerte in merito …

Faccio parte del Musee de L’Elisee di Losanna con Farvod, il quale mi ha proposto di comprare tutto il mio archivio senza molti problemi di soldi, considerando all’incirca un totale di 36000 fotografie. Sono milanese , mi sono detto,  e nonostante l’aspetto  senz’altro allettante dal punto di vista economico dell’offerta svizzera, ho preferito donare tutto al mio paese, sperando ovviamente che abbiano rispetto del lavoro di una vita.

Il cinema non ha fatto parte della storia del Diaframma nonostante sia stato forse il tuo primo vero amore . …

……è vero, del cinema mi sono presto innamorato ed anche in quel campo ho avuto molte soddisfazioni, ma la Galleria mi ha assorbito totalmente, i tempi della fotografia e del cinema sono assai differenti e dunque una delle due arti ha dovuto soccombere.

Anche a questa domanda dovrei rispondere per ore per farti capire sia l’importanza del cinema sia la nascita del mio amore per essa.

Pensa che con Don Giuseppe Gaffuri vedevo da giovane tre film al giorno e decidevamo sui film da mandare nelle sale, combattendo spesso con la censura  di quel periodo che agiva sulla scia dell’Italia fascista e papalina.

Ho anche vinto il primo premio per un film sportivo al Festival della montagna di Trento con “La scuola bianca”

Ora Lanfranco lavori assiduamente in progetti fotografici di rilievo e ti stai occupando del tuo archivio fotografico, quali progetti hai per il futuro?

Proseguo la collaborazione con PhotoItalia dove pubblico mensilmente i miei articoli, visiono tutt’ora  i lavori che mi propongono i giovani fotografi attraverso uno spazio riservatomi da Giovenzana a Milano e promuovo in continuazione eventi che reputo importanti. Ci siamo incontrati infatti recentemente ad Erbusco dove ho tenuto una conferenza con il mio amico Fulvio Roiter, con il quale abbiamo fatto viaggi indimenticabili. E poi , tengo molto ad un progetto che ho voluto chiamare INCHIESTA BEMA. Non è un concorso fotografico vero e proprio, è un po’ più professionale il progetto ed è riferito ad un paesino della Valtellina sopra Morbegno recentemente rimasto isolato da una frana. Un progetto in cui collabora anche Bob Krieger, Graziella Vigo, Giuliana Traverso, Giorgio de Giorgi tutti ottimi fotografi compreso il fotografo ed alpinista Walter Bonatti.

Inarrestabile come sempre, animato da una vitalità incredibile, Lanfranco prosegue senza sosta mettendomi davanti all’imbarazzante voglia di ri-incontrarlo al più presto. Lanfranaco è anche un grande conoscitore di Milano, delle storie legate al novecento milanese proprio come il titolo della mostra di pittura attuale con la quale sarebbe interessante un confronto storico con l’archivio Colombo.

Un vulcano di idee e di storie che vanno raccontate quanto prima.

Un luogo, quello in cui abbiamo amichevolmente dialogato e sorseggiato un gustoso the( lui è un vero intenditore),  in cui sono passati i personaggi che hanno fatto storia come, Federico Patellani, Fulvio Roiter, Ugo Mulas, Mario Giacomelli, Mario de Biasi, Paolo Monti, Franco Grignani, Franco Vaccari per citare il mondo della fotografia. Ma poi sono passati anche Ugo Tognazzi, Vianello, Macario,Toto’, Vittorio de Sica,  Rizzo, Bramieri, Marisa Maresca, Wlater Annichiarico, Enzo Jannaci, Franco Cerri, Lelio Luttazzi, Fred Buscaglione, Peppino di Capri, Ornella Vanoni, Salvatore Fiume, Ernesto Treccani, Renzo Vespignani, Lucio Fontana, Mario Sironi, Ergilio Guidi, Giancarlo Iliprandi, Max Huber, Giulio Confalonieri, Luigi Veronesi, Armando Testa, Bruno Munari, Albe Steiner, Bob Noorda, Sandro Mendini, Alvar Aalto, Franco Balan, Emilio Tadini, Flavio Costantini, Freyrie , Salvador Dalì, Leo Lionni, George Goldberg, Arthur Miller, Alexander Calder, Eugenio Montale , Quasimodo, Sciascia e il grande critico fotografico Ando Gilardi.

Ognuno di loro ha lasciato un segno indelebile nel ricordo di Lanfranco che per la sua intensa attività culturale è stato insignito dall’Ambrogino d’Oro, della medaglia  Nièpce dalla città di Chalon-sur-Saon , il Golden Nadel della manifestazione Photokina di Colonia, la Hool Medal della Royal Photographic Society e moltissimi altri riconoscimenti da ogni parte d’Europa, grazie alle iniziative editoriali, alle mostre promosse, all’attività legata alla direzione della sezione artistica del SICOF e delle manifestazioni fotografiche italiane come quella di Spilimbergo.

Salvatore Fiume, amico di Lanfranco proprietario di alcune sue opere, utilizza le parole migliori per salutare l’amico nel volume che celebra il “diario immaginario di Lanfranco Colombo” (ed.Bolis) .

“….. se dovessi consigliare qualcuno che volesse conoscerlo,……… direi di provare a dargli la propria amicizia perché ne ricaverebbe la più poetica esperienza della sua vita con il ritorno della amicizia  di Lanfranco che io giudico unica al mondo”.

Je t’embrasse bien fort, et en espérant que tes désirs se réalisent, je t’envoie mon amitié .

a cura di

Alberto Moioli

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