Roberto Marchesini al Museo S.Agostino di Crema il 19 marzo 2016

“I profumi, i colori e i suoni si rispondono”
Charles Baudelaire

Mi capita spesso di scrivere di artisti che in principio non conosco personalmente, persone che pian piano diventano però sempre più parte integrante della mia sfera umana e della vita professionale, man mano che affondo le ricerche attraverso lo studio e l’analisi delle varie espressioni artistiche. È un esercizio che dovremmo fare tutti anche al di fuori della professione perché questo modo di fare ci impone un benefico momento di pausa, una sospensione che ci deve porre di fronte al lavoro dell’artista completamente liberi da qualsiasi pregressa informazione, nudi davanti ad un nuovo mondo e pronti ad assorbirne l’energia che questo inevitabilmente emana.marchesini È il caso di Roberto Marchesini, artista completo e particolarmente riflessivo, il suo mondo è affascinante dal momento in cui riusciamo ad immergerci in esso sporcandoci l’anima con i suoi colori.
Mi piace considerare il percorso di Roberto Marchesini come una strada espressiva approdata all’informale con convinzione e lasciandosi sapientemente trasportare dalle emozioni della sua anima inquieta. Un fermento creativo coltivato grazie ad uno straordinario senso di libertà espressiva e trasporto emotivo svincolato da qualsiasi logica restrittiva.
È impossibile e blasfemo commentare un’opera d’arte, affermava Marcel Duchamp, “solo gli occhi e un determinato atteggiamento mentale posso collocarci nella giusta disposizione davanti a una tela, scultura o incisione” ci ricordava nel 1969 Giovanni Arpino nell’atto in cui, in punta di piedi, si accingeva a scrivere di Rembrandt, questo è il rispetto che tutti noi dovremmo avere per l’arte e per gli artisti ed è anche l’approccio riflessivo che emerge nella contemplazione del linguaggio pittorico di Marchesini.
Composizioni di forme e colori come emozioni e sensazioni, come note su un pentagramma che si alternano nella forma e nella distanza creando ritmo e armonia, giocando con l’alternanza e con il contrasto, un ritmo che diventa vitale, dunque essenziale nel mistero stesso della vita.
Tutto accade secondo una logica di libertà espressiva che si basa su quello che l’artista ha assimilato nella sua vita, esperienze artistiche, visioni interiori e contaminazioni che derivano dalle radici cremasche, dall’esperienza all’ombra dei monti lariani e dei riflessi del lago di Como fino ad arrivare all’assimilazione dei totem indonesiani che pian piano, ora, si sono dissolti nei colori dell’artista fino a diventare irriconoscibili e a fondersi con le forme e i colori che oggi animano il “gesto” pittorico di Roberto Marchesini.
Lo studio, l’attenzione alle forme e le sperimentazioni, frutto dell’influenza intellettuale di Alberto Burri e Ennio Morlotti fino a giungere a Willem De Kooning, hanno lasciato il segno, insegnamenti che sono giunti al cuore dell’artista passando attraverso il filtro della sua particolare sensibilità che oggi emerge in tutta la sua forza espressiva attraverso un nuovo linguaggio che gli permette di mostrare una consistente ed evidente maturità artistica.
I codici del linguaggio artistico, impiegati da Marchesini, sono dunque la scelta accurata di un percorso d’indagine profonda che avviluppa le radici filosofiche dei concetti di esistenza che appartengono ad ogni essere vivente dotato di ragione, una riflessione che riveste chiunque sia particolarmente interessato al dialogo con la propria coscienza, l’artista lo affronta lasciando vibrare le emozioni con una pittura pulsante d’energia pura.
Non serve conoscere le fondamenta filosofiche esistenzialiste di Kirkegaard o Husserl e Sartre per comprendere la pittura di Roberto Marchesini, serve solo la volontà di lasciare che siano le opere ad agire su noi stessi come quando ci si prepara all’ascolto di una musica particolare, perché forse è proprio nella consanguineità con il ritmo e l’armonia delle note musicali che si cela il segreto delle cromie dell’artista.
L’intensità poetica di Marchesini emerge nell’attitudine innata alla percezione di una sua realtà e alla reinterpretazione della stessa attraverso la costruzione di una superficie pittorica come “gabbia” di un gesto d’energia e pulsante vitalità espressiva, liberazione ed espressione di un sentimento profondo e sincero.

Alberto Moioli
1 Marcel Duchamp (1887-1968) pittore, scultore francese naturalizzato statunitense nel 1955
2 Giovanni Arpino (1927 – 1987) uno scrittore e giornalista italiano. Ha scritto per i Classici dell’Arte di Rizzoli Editore
3 Rembrandt Harmenszoon van Rijn, (1606 -1669) universalmente noto come Rembrandt, è stato pittore e incisore olandese.
4 Alberto Burri (1915-1995) artista e pittore italiano precursore di un linguaggio artistico innovativo
5 Ennio Morlotti (19010.1992) grande artista pittore italiano.
6 Willem de Kooning (1904-1997) pittore e scultore statunitense d’origine olandese
7 Søren Aabye Kierkegaard (1813 – 1855) filosofo, teologo e scrittore danese, il cui pensiero è considerato punto di avvio dell’esistenzialismo.
8 Edmund Gustav Albrecht Husserl (1859 – 1938) un filosofo e matematico austriaco naturalizzato tedesco, fondatore della fenomenologia
9 Jean-Paul-Charles-Aymard Sartre (1905-1980) filosofo, scrittore, drammaturgo, critico letterario, uno dei più autorevoli esponenti dell’esistenzialismo con il sopracitato Kierkegaard

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