“Tutto in una notte”, Silvia Ferrara intervista Fausto Brozzi

“Tutto in una notte”

 Evento internazionale,  curato e diretto da Fausto Brozzi

11 giugno 2016 dalle ore 20

Un’arte che va oltre 

intervista di Silvia Ferrara

Nativo di Colorno in provincia di Parma, Fausto Brozzi è un pittore-fotografo con un iter artistico molto ricco, singolare e colmo di soddisfazioni e le sue partecipazioni a mostre di alto livello sono parecchie. Ho avuto il piacere e l’onore di paragonare alcuni suoi lavori artistici a noti capolavori di Turner e vorrei evidenziare come sussista nel suo percorso un’arte che “racconta” in modo intimistico: ogni soggetto “rapito” nelle sue opere narra un sublime surrealismo che richiama Rodney Smith.

A tal proposito, sig. Brozzi, le pongo qualche domanda riguardante l’evento che si terrà tra poco, l’11 giugno 2016 presso la cittadina di Viadana in provincia di Mantova.

Durante la notte dell’11 giugno si tiene un’esposizione artistica internazionale che coinvolge 50 opere di 50 artisti i quali faranno emergere i loro lavori in un bosco, ponendo in risalto la loro originalità con l’allestimento su particolari alberi. E’ un evento espositivo unico al mondo che certamente riscuoterà un grande successo di critica e pubblico. Le atmosfere misteriose della natura silente ricordano location dalle sensazioni infinite. Come nasce tale geniale idea ed è d’accordo con me sulla ricerca di un panorama infinito?

“Si, sicuramente infinito ma infinito in tutto nelle location e nell’infinito della natura il progetto nasce alcuni anni fa  ma come pochi sanno creare eventi di questo tipo diventa molto difficile per tutti i vari momenti che lo contraddistinguono  e tali momenti sono assolutamente da ricercare come ad esempio tutta la parte purtroppo burocratica che ne consegue: detto ciò ho continuato a perseguire tale progetto forte del fatto che come lei ha gia enunciato è il primo al mondo e quindi gli sforzi  si attenuano proprio  grazie al fatto di essere i primi”.

Tale evento così innovativo e direi “futuristico” è rivelatore di come si possano ampliare le sfere comunicative dell’arte contemporanea che in tale caso fanno riflettere il pubblico su dove si sta dirigendo l’arte. Secondo il suo parere, quale cammino sta intraprendendo l’arte di domani?

“Credo che l’arte di domani  sia ancora legata a  canoni alquanto canonici di esposizione, primo  perchè è piu semplice e congeniale perseguire le famose fiere  dove si sa ed è già consolidato un pubblico, poi perchè la ricerca ha un costo altissimo  di energia  e come tutti sappiamo  d’inverno dormire in un letto già caldo è meglio che doverselo scaldare con qualche nuova idea  insomma alla fine credo che pochi abbiano ormai la voglia di inventare meglio mantenere delle certezze anche se a volte in spazi spesso banali”

Se si legge con attenzione, si può notare come nell’esposizione si ripeta con singolarità il numero 50. Ricordo come proprio i numeri siano stati fin dai tempi più antichi importanti regolatori dell’infinito. Spesso sono usati nell’arte, nella religione, nella scienza, dunque nella quotidianità. Il numero 5, ha molti significati ma ciò che attira l’attenzione è come tra i molti simboli, esista una correlazione tra il numero e il primo uomo, inteso come significato generico dunque viene compresa anche la donna. Può commentare a proposito, visto che per lei il simbolo della donna è essenziale?

“Certo, io sono ormai riconosciuto come colui che interpreta ed amplifica la bellezza femminile;  il 5 o il 50 purtroppo per i non addetti al settore significa ben poco ma ero certo che a lei non sarebbe sfuggito”.

Ricordando noti artisti internazionali e cito fra questi l’innovativo Marcel Duchamp, in tale esposizione si può notare una continua interazione e dialogo con il pubblico? L’opera d’arte si può considerare in tal caso “viva”?

 

“Assolutamente la presenza come al solito a tutte le performance che invento, perchè di performance si tratta,  coinvolge e vuole coinvolgere sempre più il pubblico con la possibilità di parlare con l’artista della sua opera o della sua esperienza ed è una cosa che credo coinvolga sempre più pubblico che per quel che mi riguarda non vorrei mai fosse distaccato ma sempre entusiasta. Dunque si viva sempre viva e ancor di più viva e coinvolgente”.

 

Intervista di Silvia Ferrara

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