“In cammino con Don Lisander” la mostra fotografica di Dario Airoldi

La mostra del fotografo Dario Airoldi, curata da Containerlab Luca Bonfanti,  si colloca nell’ambito della rassegna  “MAGGIO MANZIONIANO” organizzato dal Comune di Merate. 

La cornice che dal 7 Maggio ospiterà le fotografie di Dario Airoldi è VILLA CONFALONIERI, Viale Garibaldi, 17 Merate (Lc).

l’Inaugurazione è prevista per Domenica 7 maggio alle ore 17.30 alla presenza del Sindaco della Città di Merate, Andrea Massironi, l’artista Luca Bonfanti, la guida e mediatrice culturale Arianna Giardini e Alberto Moioli.

Apertura della mostra tutti i week end dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 15:30 alle 18:30

 

“Estratto dal catalogo della mostra”

Nel famoso Wilson’s Photographic Magazine del 1909 George Bernard Shaw (Dublino 1856 – Ayot St Lawrence 1950) scriveva della “terribile veridicità della fotografia”. Un magazine molto influente sul quale trovarono spazio anche le opere di Imogen Cunningham2, che insieme ad Ansel Adams fondarono il leggendario “Group f64”.

“La veridicità fotografica” citata da Show e il manifesto del Group f64 rappresentano un punto determinante dal quale possiamo iniziare nel presentare e analizzare l’opera fotografica di Dario Airoldi.

L’Artista meratese, si affida al mezzo fotografico per raccontare la sua verità che altro non è che la “sua realtà”, un punto di vista attento e raffinato che appartiene ad una sensibilità creativa particolarmente colta. Questo approccio alla fotografia lo coinvolge completamente coniugando passione e professione, anima e corpo sono un tutt’uno quando Airoldi si trova ad immergersi nella “caccia” ad un nuovo racconto.

 

Un pittore accademico qualsiasi si trova una modella carina, la ritrae come meglio riesce e la chiama Giulietta, sotto la tela mette una citazione di  Shakespeare e il quadro è accolto con ammirazione” racconta G. B. Shaw, come pensando allo stupendo bacio rubato da Romeo a Giulietta in una delle quattro copie dell’opera di Francesco Hayez[1] custodita proprio sul lago di Como, nella splendida cornice offerta da Villa Carlotta a Tremezzo. Per il fotografo la questione è assai differente perché sebbene “prende la stessa ragazza carina – prosegue Shaw – la fa mettere in costume, la fotografa e la chiama Giulietta, chissà perché non funziona: lei resterà sempre la signorina Wilkins, la modella. Troppo vera per essere Giulietta”.

 

Questo limite della fotografia costringe Dario Airoldi ad affrontare il capolavoro manzoniano attraverso la ricerca di nuovi codici del linguaggio espressivo e quello che emerge è uno stile che lo contraddistingue e gli consente di esprimere la sua sensibilità attraverso le emozioni dei luoghi.

I Promessi Sposi interpretati da Dario Airoldi sono protagonisti di scatti che presentano il panorama che ne fu cornice narrante del romanzo, luoghi colti attraverso la ricerca di un’atmosfera che è la stessa vissuta dallo scrittore, la medesima che senza alcun dubbio ispirò l’immortale opera manzoniana, paesaggi che sono entrati nell’anima del fotografo prima ancora d’essere stati immortalati e stampati.

La fotografia può, in questo contesto, essere il pretesto per stimolare un nuovo approccio nella lettura figurativa del celebre testo manzoniano attraverso la magia dei luoghi e suggerendo, si spera, all’attento osservatore, il desiderio di ricercare le atmosfere colte dallo scrittore e dal fotografo.

Accanto a tutto ciò, uno scatto singolare che mi ha particolarmente colpito, “La monaca di Monza” di Dario Airoldi, un’immagine che mi ha immediatamente riportato alla memoria “La Signora” di Giuseppe Molteni. 

“Un velo nero, sospeso e stirato orizzontalmente sulla testa, cadeva dalle due parti, discosto alquanto dal viso…”

Dalla descrizione di Alessandro Manzoni alla grazia e alla delicatezza dell’immagine scattata da Dario Airoldi. Immerso nelle parole dello scrittore, il fotografo ha saputo tradurre in immagine le parole del libro. Sono le parole che prendono forma sulla carta fotografica e ci regalano un’immagine fotografica che, come un tuffo al cuore, ci possono riportare al candore poetico descritto dal Manzoni e dipinto da Giuseppe Molteni nel 1847 con la sua indimenticabile “Signora” (Olio su tela –  Musei Civici di Pavia).

 


 di Alberto Moioli

il catalogo è a cura di Coontainerlab Luca Bonfanti

 

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