Il tesoro di Amotan a Palazzo Grassi – Damien Hirst

“Treasures from the WRECK of the Unbelievable” la nuova monumentale mostra dell’artista britannico che ha scelto Venezia per un grande ritorno sulla scena italiana.

L’evento espositivo si svolge tra lo splendore di Palazzo Grassi e il fascino di Punta della Dogana. Un tesoro straordinario da scoprire per lasciarsi coinvolgere nell’avventura del ritrovamento dei leggendari “Cento tesori di Amotan”.
Damien Hirst ha scelto la straordinaria Venezia e precisamente Palazzo Grassi e Punta della Dogana per il suo ritorno in Italia dopo la celebre mostra antologica al Museo Archeologico Nazionale di Napoli del 2004.
In uno degli angoli più affascinanti della città lagunare l’artista, tra i più famosi al mondo, occupa ben 5.000 mq di esposizione per presentare un nuovo e ambizioso progetto legato ad una celebre leggenda dell’antichità. La mostra presenta infatti l’eccezionale ritrovamento di un tesoro andato perso con il naufragio dell’enorme nave “Unbelievable” (Apistos il nome originario in greco antico), frutto di una ricerca e di una spedizione, pare interamente finanziata dallo stesso artista con una spesa di circa 50 milioni di sterline.

Il prezioso carico, straordinaria collezione di oggetti provenienti da ogni parte del mondo, apparteneva al liberto Aulus Calidius Amotan, conosicuto come Cif Amotan II, vissuto in Antiochia, nella Turchia occidentale, ed era destinato ad un porto sicuro in un antico tempio, appositamente costruito dal collezionista e dedicato al Dio Sole in oriente ma il grande peso, pare, abbia caustato il naufragio.
Nell’impero Romano uno schiavo, se coinvolto negli affari dei mecenati del tempo aveva grandi possibilità di migliorare la propria posizione socio economica, Cif Amotan II ne è  l’esempio più evidente grazie ad un enoreme e costante accumulo di oggetti d’arte che alimentarono la leggenda dei “100 tesori di Amotan”.

Il fascino appartiene ai 2000 anni in cui il tesoro è rimasto sommerso dall’Oceano Indiano prima che, nel 2008 la spedizione ne recuperò il prezioso carico documentando tutto con immagini fotografiche esposte fino al 3 Dicembre a Palazzo Grassi.
La ricerca, il ritrovamento, il recupero e la relativa emersione del mito è carico di tensione ed emozione se pensiamo all’idea di bellezza alla quale appartiene il mondo pionieristico del collezionismo e alla fantasia che ci lega al mondo dei tesori nascosti dagli oceani.

Torna inesorabilmente alla memoria l’indimenticabile commedia romantica del 1610:

Giù a cinque braccia giace tuo padre.
Le sue ossa ormai son corallo, e perle gli occhi son già.
Di lui quanto mai può perire un mutamento marino subisce in ricca cosa, in cosa strana.
Linfe del mare suonategli ogni ora quel vostro funebre rintocco, din don, ecco la sento, din don,
la capana. 

(La tempesta – William Shakespeare
)
La poesia legata al silenzio degli oceani, oggetti, opere d’arte che in fondo al mare pare respirino grazie al movimento dell’acqua, e vivono ricoprendosi di conchiglie e incrostazioni che, emerse, assumono colori e forme nuove particolarmente gradevoli e indubbiamente affascinanti.
“La mostra è incentrata su quello che crediamo. Io credo nella storia del collezionista vissuto due mila anni fa.
Se chiudo gli occhi lo vedo, non mi si può dire che non sia esistito.” Damien Hirst

Palazzo Grassi accoglie i visitatori con un’enorme opera, alta diciotto metri, copia monumentale di un bronzo più piccolo recuperato durante il ritrovamento del tesoro di Cif Amotan II, rappresentazione forse di un antico demone che nella ciotola che tiene simbolicamente in mano doveva contenere sangue umano.Storie e leggende che sono ben raccontate dalle sculture esposte e dalle audioguide messe a disposizione dall’organizzazione.

“La prima volta che Damien Hirst mi ha parlato del suo grande progetto, dei suoi “Tesori”, è stato cirrca 10  anni fa. – rivela Francois Pinault. Acclamato e adulato, era al culmine della gloria. Aveva ragigunto tutti gli obiettivi che si era prefissato in giovent, quando era povero e privo di mezzi. ma lui sognava nuovi orizzonti.
Chiaramente voleva mettere alla prova le proprie capacità creative. Alcuni anni dopo, duratne una mia visita nel suo studio, mi ha mostrato le prime opere che aveva creato nell’ambito di questo maestoso progetto. Il risultato era spettacolare, clamoroso e sconcertante .
E non si trattava che di un inizio
…”

Visionario, appassionato e straordinariamente lungimirante, Francois Pinault ha acquistato il prestigioso Palazzo Grassi nel 2005 e scelto di condividere la sua passione, quella che lo annovera, a ragione, tra i più grandi collezionisti d’arte contemporanea del mondo.Le sue mostre sono sempre grandi eventi che ad oggi sono riusciti a richiamare oltre 2,5 milioni di visitatori da tutto il mondo, amanti dell’arte, appassionati e curiosi, tutti senza alcun dubbio affascinati anche dalla straordinaria cornice espositiva offerta da Palazzo Grassi e dalla romantica e unica al mondo città di Venezia.

Era dunque la sera del 28 Settembre 1876 quando anche uno dei più grandi letterati di ogni tempo Johann Wolfgang Goethe approdò per la prima volta a Venezia ne rimase coinvolto e affascinato. per quell’occasione scrisse “Venezia, grazie a Dio, non è più per me una parola vana, un nome vuoto, il quale mi ha tormentato tante volte col suo suono fatale!” (Viaggio in Italia – J.W. Goethe)

Alberto Moioli

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