Gilda Queiroz e Marta Von Zeidler

Sarà inaugurata il 20 Giugno e proseguirà fino al 20 Luglio la mostra d’arte contemporanea di Gilda Queiroz e Marta Von Zeidler. L’inaugurazione prevista per le ore 18.30 prevede l’incontro con gli artisti e l’apertura ufficiale dell’esposizione.

Le opere saranno visibili presso il Son Cafè Cultural – Praca da Liberdade 450, Patio Interno CCBB a Belo Horizonte.

Alberto Moioli

Será inaugurado no dia 20 de junho e continuará até o dia 20 de julho a exposição de arte contemporânea de Gilda Queiroz e Marta Von Zeidler. A inauguração marcada para as 18h30 inclui o encontro com os artistas e a abertura oficial.

As obras serão visíveis no Son Cafè Cultural – Praça da Liberdade 450, dentro do Pátio CCBB em Belo Horizonte.

Alberto Moioli

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Il 16 Giugno vi aspetto nella splendida Rocca Paolina

Sabato 16 giugno presso la Rocca Paolina, Sala Cannoniera si inaugurerà la Mostra collettiva d’arte

“Energia femminile”.
L’evento organizzato dalla curatrice d’arte Alessandra Anca Palel, si avvale del patrocinio della Regione Umbria, del Comune di Perugia e della collaborazione con l’Enciclopedia d’Arte Italiana.

avrò il piacere e l’onore di inaugurare la mostra collettiva accanto ai rappresentanti delle istituzioni, l’Assessore alla Cultura del Comune di Perugia la Dott.ssa Maria Teresa Severini.

In questa straordinaria occasione esporranno gli artisti,  Anastasia Nicoletta, Andreoli Manuela, Arca Mariateresa, Agostini Sandra, Belluigi Letizia, Nadia Betti, Daniela Bertelli, Emiliano Biancalana , Ornella Busti, María Eugenia Cáceres, Walter Capezzali, Carmine Cerbone,  Domenico Di Palo, Patrizia Di Poce, Fausto Ercolani, Maria Antonietta Giannini, Paola Giordano, Michele Martinelli, Penelope Meconi, Maria Luisa Onnorati, Alessandra Anca Palel, Luciana Pasquin, Merice Rizzi, Kseniya Sergyeyeva, Barbara Scaccini, Giovanna Sisani, Fabiana Taddei, Ornella Zuccherini.

La manifestazione itinerante con carattere internazionale “Sentieri di pace e percorsi di consapevezza” di cui fa parte la mostra,  promossa dall’associazione Oxygene, ideata dalla curatrice Alessandra Anca Palel e dall’artista Michele Martinelli, porterà anche quest’anno l’arte  italiana oltre i confini nazionali, nelle mostre d’arte presso il Palazzo del Festival del Cinema di Cannes e Carrousel Du Louvre a Parigi e nel 2019 alla fiera d’arte a Dubai.
La mostra sarà aperta tutti i giorni dal 16 al 29 giugno, dalle 15,30 alle 19,30 con ingresso libero.

VI ASPETTO!!!!!!!!!!!!!!!!!

Gianni Brusamolino a Massa fino al 2 Settembre

Gianni Brusamolino: dal fluire della vita all’infinito cosmico.

Il Duomo di Massa ribadisce il suo ruolo di fondamentale rilievo sulla scena artistica internazionale, ospitando all’interno dei suoi prestigiosi spazi l’esposizione “Gianni Brusamolino: dal fluire della vita all’infinito cosmico”, attesa personale dell’artista omonimo, la cui inaugurazione è prevista per sabato 9 giugno alle ore 18,30. L’evento, secondo capitolo del ciclo “Tempo dell’Essere, tempo dell’esistere”, con il patrocinio di Consiglio Regionale della Regione Toscana, Provincia di Massa Carrara e Comune di Massa, è stato ideato da Centro Studi Milano ‘900, e da questo promosso unitamente a Diocesi di Massa Carrara e Pontremoli, Associazione Culturale San Domenichino (organizzatrice del celebre concorso letterario omonimo), Fondazione Primato, Associazione Italia Hong-Kong, Propellers’ Club The Port of Milan, Associazione Pro Torano, ContainerLab, Casa Museo Ugo Guidi. Per tre mesi, a partire da giugno e fino a settembre, al termine dell’estate, sarà possibile visitare la mostra, che andrà articolandosi presso i suggestivi ambiti del Battistero, del Sepolcreto Cybo Malaspina (la cripta) e del Chiostro della Cattedrale apuana. Gianni Brusamolino presenterà, sul tema del “tempo”, un significativo estratto di due sue celebri poetiche, “Il Fiume” ed “Energenesi”. La prima segna, di fatto, l’iniziale e “violenta” presa di coscienza del Maestro rispetto alla categoria temporale, e si colloca cronologicamente agli albori della sua traiettoria artistica, ad inizio anni ’60. Energenesi, invece, ne costituisce il capitolo finale, ancora work in progress, ed è incentrata su di un’analisi filosofico-scientifica legata al Bosone di Higgs, altresì conosciuto come “particella di Dio”. Il passaggio presso il Duomo apuano segnerà l’esordio in anteprima mondiale di questo ambizioso progetto, che ha visto il Maestro impegnato in un dialogo profondo, artisticamente e psicologicamente molto faticoso, come solo lo spaesamento che si possa provare al cospetto dell’ignoto può essere in grado di indurre, con esponenti di punta della Fisica e della Filosofia contemporanea. Evocative, in tal senso, le parole dell’artista “(…) il mio attuale iter consiste nell’utilizzare il linguaggio della pittura per dare all’Higgs una materica plasticità e un’immagine in ragione di nuove consapevolezze culturali, conoscitive e via dicendo. (…) Energenesi è sinergia tra arte e scienza e data la complessità del tema suggerisco di osservare l’opera nel silenzio, se possibile, evitando di porsi domande, lasciando il proprio animo acriticamente libero di fronte all’immagine misterica di Higgs”. Parafrasando il contenuto della mostra, attraverso il medium temporale, Fiume e Bosone traducono in chiave metaforica le due rispettive categorie dell’esistenza e dell’essenza. In tal senso Alice Procopio, curatrice dell’esposizione, sostiene che “(…) il Fiume rappresenta l’esistenza, iconograficamente riconducibile alla categoria del “reale”, stato di fatto e potenziale oggetto di esperienze di tipo sensibile”. Energenesi si lega, invece, all’Essere e va configurandosi al contempo come “narrazione sostanziale” e “visione prospettica”. Essenza è infatti complesso di elementi che qualificano, differenziandolo, un dato oggetto da un altro, ma anche Possibilità d’Essere, ciò che consente ad una vita potenziale di divenire vita attuale, e dunque esistenza”. Su di un solco analogo, Don Luca Franceschini afferma che “…….all’inizio della creazione il racconto biblico della genesi (2, 8ss) colloca tre elementi, ovvero l’uomo, un giardino con ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare –tra cui l’albero della vita al centro del giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male- e un fiume per irrigare il giardino. In quell’attimo ogni cosa inizia a germogliare e il fiume inizia a scorrere per consentire la vita. Il fiume diventa il vero protagonista nel passaggio successivo del racconto; il fiume si divide e forma quattro corsi; ciascuno dei quattro fiumi non solo scorre e irriga la terra ma la circoscrive, ne individua i confini, le caratteristiche, le ricchezze. Sembra quasi che l’acqua, scorrendo, delinei e faccia emergere, rendendolo visibile, quanto prima non esisteva. È straordinario trasportare queste immagini sovrapponendole su quelle della narrazione delle ipotesi scientifiche del big bang, inizio dello scorrere dell’universo, dello scorrere del tempo nel quale nasce meravigliosa la vita finché “nella pienezza dei tempi” la Vita si rende visibile in Cristo”. Concetti ripresi ed arricchiti da Marco Marinacci, ideatore del progetto e storico di riferimento del Maestro, secondo cui “(…) Gianni Brusamolino, classe ‘28, nella sua lunga carriera artistica non ha mai smesso di riflettere sulla dimensione umana, ponendola in relazione al problema dell’esistenza e della propria identità ontologica. Lo ha sempre fatto in termini prettamente estetici, tanto da dare forma a un linguaggio che riconduce ai primari segnici il fluire della vita: nasce così, negli anni ‘60, il Fiume, la poetica dell’esistenza. Dopo cinquant’anni la riflessione perviene al problema di dare forma all’Essere, e la risposta non può che risultare di carattere compositivo. Due dimensioni apparentemente opposte, si trovano nell’opera dell’artista a condividere il dialogo più profondo e riappropriarsi di quel nesso tra segno e luce, che solo può creare un’appartenenza sincretica all’intima natura dell’uomo”.

 

 

Mostra: “Gianni Brusamolino: dal fluire della vita all’infinito cosmico”

Artista: Gianni Brusamolino

Data: 9 giugno – 2 settembre 2018

Luogo: Duomo di Massa – Massa (MS)

Inaugurazione: Sabato 9 giugno 2018, ore 18.30

 

Grandi emozioni al Museo d’Arte e Scienza di Milano

POESIA E METAMORFOSI DELLA LUCE mostra fotografica di Enza De Paolis, a cura di Alberto Moioli.

Si è svolta in una cornice  d’eccezione la mostra della fotografa De Paolis, il Museo d’Arte e Scienza di Milano, all’interno del quale sono state esposte quasi trenta opere nelle sale dedicate alle mostre temporanee.

Il pubblico intervenuto è stato accolto nell’affascinante Sala degli Arazzi dove si è svolta l’inaugurazione con gli interventi dell’artista e del Presidente dell’Enciclopedia d’Arte Italiana Graziano Ferrari.

Io ho avuto il piacere di raccontare l’esegesi della mostra ed il percorso creativo ed espressivo dell’artista offrendo una chiave di lettura personale dell’esposizione spaziando dalla fotografia alla pittura fino a soffermarmi piacevolmente sull’opera dedicata a Ophelia per la quale ho scelto di leggere, non recitare, un celebre  passaggio del capolavoro shakespeariano. E’ Gertrude che comunica a Laerte la morte di Ophelia.

 

“C’è un salice che cresce di traverso a un ruscello e specchia le sue foglie nella vitrea corrente; qui ella venne, il capo adorno di strane ghirlande di ranuncoli, ortiche, margherite e di quei lunghi fiori color porpora che i licenziosi poeti bucolici designano con più corrivo nome ma che le nostre ritrose fanciulle chiaman “dita di morto”; ella lassù, mentre si arrampicava per appendere l’erboree sue ghirlande ai rami penduli, un ramo, invidioso, s’è spezzato e gli erbosi trofei ed ella stessa sono caduti nel piangente fiume.

John Everett Millais, Ophelia – 1851  – Tate Britain Museum – (Preraffaelliti) 

Le sue vesti, gonfiandosi sull’acqua, l’han sostenuta per un poco a galla, nel mentre ch’ella, come una sirena,
cantava spunti d’antiche canzoni, come incosciente della sua sciagura o come una creatura d’altro regno e familiare con quell’elemento.

Ma non per molto, perché le sue vesti appesantite dall’acqua assorbita, trascinaron la misera dal letto del suo canto a una fangosa morte. »

 

 

 

Ed è qui che mi piace pensare che Enza De Paolis abbia scattato una delle fotografie più delicate, l’attimo in cui il corpo affonda lasciando a pelo d’acqua l’anima innamorata di Ophelia assorbita dalla natura e dalla poesia di
un luogo incantato dove il tempo si ferma per davvero e per sempre, come per la vita e come nell’atto fotografico.

Alberto Moioli

 

” Ophelia” , omaggio a Odilon Redon -2015 – opera fotografica Fine Art su carta cm. 120 x 80 – Enza De Paolis

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Annalisa Bonafini alla Galleria Arianna Sartori di Mantova

“I misteri dell’anima» dipinti di Annalisa Bonafini”

Inaugurazione Sabato 14 Aprile alle ore 17.00 con la presenza dell’artista e

l’intervento critico del dott. Gianfranco Ferlisi

Orario: dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 15.30-19.30 – Chiuso Festivi

Galleria Arianna Sartori – Via Ippolito Nievo 10 – Mantova Tel. 0376 324260

le opere resteranno esposte dal 14 al 26 Aprile 2018

I misteri dell’anima e l’arte di Annalisa di tradurli in pittura parlano di una operazione che indaga, a suo modo, il sentimento più intimo della persona, per restituirlo, come immagine, nell’involucro del volto o del corpo, dopo averne scandagliato la specificità e i caratteri nascosti e più profondi. Ogni sua fisionomia, ogni suo profilo, ogni suo contorno non è mai dunque solo quello che appare, perché Annalisa dipinge e non racconta. Iconizza piuttosto: la sua operazione vuole restare ancorata alla sua idea crepuscolare del mondo dell’arte. Ecco quindi che ogni sembianza sembra rimandare ad altro, nutrirsi di tracce di memoria, diventa una sfida per materializzare sulla tela un valore segreto, un mistero a cui la pittrice cerca di dare sostanza e corpo cromatico.

Osservando le sue opere, guardando i suoi ritratti, ci si accorge che in ogni sembianza Annalisa lascia anche una traccia di se stessa, cita e suscita ricordi, fa scattare una scintilla di vita interiore che non vuole che si smorzi. Altrimenti perché mai ritrarre Jim Morrison, scomparso leader dei Doors e icona internazionale tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi degli anni Settanta? E perché reinterpretare il volto di Fabrizio De Andrè? Oppure restituire alla tela i lineamenti di Kurt Cobain, Amy Winehouse o Jeffrey Scott Buckley, divi un tempo famosi ma ormai scomparsi? In realtà i loro volti rimandano, come in un album di gozzaniana memoria, anche alla vita dell’artista, ai suoi sogni, a esperienze «non colte» della sua vita, a motivi musicali che erano e permangono una colonna sonora della sua esistenza. Quei volti sono perciò piccole tracce di eternità sottratte al tempo, impronte della memoria, fotogrammi legati al passato e trasmessi al futuro. In effetti, il fascino dei personaggi famosi possiede da sempre una forza attrattiva non arginabile, che deriva da una speciale unicità, trasmessa dai lineamenti, dalle espressioni del volto, dagli atteggiamenti, da un’originalità stilistica che appartiene più all’istinto che alla forma. È il fascino che Annalisa ha fissato nei ritratti di questi artisti, in cui traspare, dietro l’icona pittorica, il conturbante segreto delle passioni proibite. È il misterioso carisma che attrae al di là della logica razionale, che attira e che incanta, che si lega per sempre, come un inesplicabile valore aggiunto, alla personalità di chi emerge, di chi è applaudito, di chi porta una corona di celebrità.

Tuttavia questo valore aggiunto è rintracciabile anche nella personalità di chi non è glorificato dal successo, in chi trasmette con lo sguardo, con l’espressione del viso, con una misteriosa luce dell’anima, una vitalità destinata a resistere al tempo. Ed ecco allora che tutti i suoi volti diventano autentici paesaggi interiori, ritratti di sensazioni ed atteggiamenti ritrovati: perché, la pittura di Annalisa è, fondamentalmente, sempre, un ripetuto autoritratto.

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“Quando l’arte contamina l’arte” …..

Torna la manifestazione organizzata dal Gruppo Fotografico Imaginaria

visitate il sito internet IMAGINARIA

IN VIAGGIO: DANTE E LA LUCE mostra di Tiziano Gozzani e Luca Bonfanti a Massa

il 7 Aprile inaugura la mostra “In viaggio: Dante e la luce”, a cura di Alice Procopio,  doppia personale, dello scultore massese Tiziano Gozzani e del pittore Luca Bonfanti.

 

fonte:  http://milano900.it/ciclo-tempo-dellessere-tempo-dellesistere-a-massa

Per il secondo anno consecutivo la Diocesi di Massa, Carrara e Pontremoli ospita nella prestigiosa sede della cattedrale di San Pietro e Francesco un ciclo espositivo a cura del Centro Studi Milano ‘900, cui si affiancano l’Associazione Culturale San Domenichino, la Diocesi di Massa Carrara e Pontremoli, Casa Museo Ugo Guidi e, per la prima volta quest’anno, l’Associazione Italia Hong Kong e ContainerLab Association.

Tema e titolo della rassegna, patrocinata dal Consiglio Regionale della Regione Toscana, dalla Provincia di Massa Carrara e dal Comune di Massa, è “Tempo dell’essere, tempo dell’esistere”, declinato sotto diverse angolazioni nelle tre mostre.

La prima, la cui data di inaugurazione è prevista per sabato 7 aprile 2018, intitolata “In viaggio: Dante e la luce”, a cura di Alice Procopio, è una doppia personale, dello scultore massese Tiziano Gozzani e del pittore Luca Bonfanti.

“La discesa verso la luce di Tiziano Gozzani – spiega Alice Procopio – mantiene dell’ascesa l’asprezza del cammino, le difficoltà incombenti e la tensione scaturente dalla dissoluzione graduale del buio, che è peccato ed ignoranza, ed il profilarsi, prima tenue e poi sferzante, della luce, simbolo di conoscenza e beatitudine, mentre in Bonfanti solo piccoli elementi visivi sono sufficienti per condurre alla totale percezione della sua anima con il colore che ci porta direttamente nel flusso impetuoso delle emozioni: immagini specchio dell’essere eterno, dunque, e colore espressione del hic et nunc”.

Il secondo evento presenterà un percorso antologico dei principali gruppi di opere del Maestro Gianni Brusamolino, testimone del XX secolo, appartenenti alla serie Il Fiume e Energenesi e si svolgerà dal mese di giugno fino al termine dell’estate.

La terza mostra verterà sul restauro compiuto dell’affresco di Pinturicchio nel Duomo di Massa, di cui verranno presentate le varie fasi dell’intervento, documentate attraverso gli scatti fotografici di Federico Garibaldi, e avrà luogo a partire dalla fine di settembre fino a chiusura d’anno.

Gli artisti selezionati sono chiamati a confrontarsi con questa tematica tanto difficile da cogliere, delimitare e spesso “accettare”: il “tempo” assume di volta in volta contorni differenti, contenuti mutevoli oscillando tra fisica e metafisica e chiamando l’uomo a coglierne il senso reale del “qui ed ora” o la presenza eterea, sfuggente, non identificabile. Il primo è tempo reale, cronologico, dunque misurabile; un tempo che “batte“ il ritmo della storia, palcoscenico dell’esistenza; un tempo che percepiamo attimo dopo attimo e che segna la nostra presenza fisica in questo mondo, “panta rei”, “tutto scorre”, dice Eraclito. Il secondo è tempo eterno, sospeso, non databile, espressione della pura essenza, ciò che c’è ma che non vediamo, il “tutto è” parmenideo.

“In un’epoca segnata dalle conquiste nell’ambito della fisica segnate dalla rivoluzione einsteiniana, la riflessione sul tempo, fisico e metafisico, trova un’universale, e quindi attuale, interpretazione nelle parole pronunciate nelle Omelie dell’anno liturgico 2009 da Joseph Ratzinger: «E’ l’amore divino, incarnato in Cristo, la legge fondamentale e universale del creato.» Creato, rispetto alla cui nascita San Tommaso d’Aquino, nel secondo libro di Commento alle sentenze di Pietro Lombardo, riprendendo sant’Agostino, sostiene che «nulla fu fatto prima del cielo e della terra, neanche il tempo. Quelle cose infatti furono create con il tempo, non temporalmente e nemmeno nel tempo»”. (Sarah Boglino)

A fare da sfondo alla manifestazione gli splendidi spazi del Duomo di Massa, generosamente messi a disposizione dalla Diocesi locale. Sepolcreto Cybo Malaspina, Cappella delle Stimmate e Chiostro ammantano di silenzio e pace il talento dell’artista, che si fa sostanza viva, e chiamano il visitatore a quel raccoglimento e a quell’introspezione, necessari per cogliere consapevolmente il diverso senso dell’“esistere” e dell’“essere”. Questo ciclo si inserisce all’interno di una programmazione triennale che comprende oltre al ciclo appena descritto per il 2018, un ciclo sul Sacro previsto per il 2019, e sulle Generazioni per il 2020.

 

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